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Leggerti… – poesia istantanea

leggerti e crederti sono un riflesso del mio cuore,

ho paura che sia già tutto qui il mio destino.

Non pubblicarmi nessuna emozione,

non ho voce per gridare ciò che nei miei pensieri

ancora non vuol morire. Ho paura che la mia musica

sia per te un eco lontano e disgiunto nella periferia

della tua pelle ben levigata dal tuo sole…

e lo so che sono bravo a scrivere poesie o lunghe litanie

ma sono solo un comico che ha perso la sua

ispirazione,

sei tuoi il mio sorriso,

non serve altro da aggiungere…

 

Amaro

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Un addio di foglie morenti

 

 foto tratta dal web…                               colori dell’arcobaleno sviliti dentro un addio di foglie morenti….

 

Oggi non ci sei. Ne ora, ne mai. I colori dell’arcobaleno sviliti dentro un addio di foglie morenti. Visualizzi ma non rispondi. Nessun segnale da decifrare, da capire. Attese finte che diventano banali. La luna cerca un tuo sguardo per capire il perché di questa fuga. Scendi dal paradiso e illuminami, con quel  poco di luce c’è. Il cuore si fa leggero. Bulimia di baci. Mi mancano. La mia pelle è nuda, ore a ricomporla. Sono un puzzle di pezzi inermi, un rimpasto senza sapore, l’odio senza rancore. L’odore rinchiuso all’interno di una mimosa… vola via in un incontro serale senza fisso menu. Senza spine, solo un filo di trucco. Mentire, scrivere una lettera e riconoscere il mio groviglio di illusioni. Cortese in un inchino, succube di modelli romantici sotto vuoto. La verde e arrugginita panchina non parla più il nostro ingombro peso d’amor. La felicità è un passo più lungo della gamba su un percorso di fango e sassi e mi ritrovo a perdere facilmente il ritmo. Ora senza luce vivo, di nascosto mi nutrirò di destini fragili. Dipendente di pittoresche emozioni a cui non posso resistere. Farò pena agli ottimisti che squarciano il sole con il cuore altrui. Oh mio assolato cuore, che ormai dopo di te nulla vive… la mia eternità piange e piangerà tra le pagine di un futuro ironico e disonesto… Cosa vuoi sapere ancora di me? Tentazioni, capire quali parti dell’anima rimangono confuse. Bere gratuitamente dalle fonti della tua bellezza senza capire le dovute conseguenze, rischiare di soffocare. Che si fa ora a mezz’ora da una lacrima?

Raffaele

Lingua straniera

“C’è una lingua straniera

che si accende dentro me

una chiazza oscura

colora il mio cuore…

è l’amore!

Sento questa insolita frenesia

di dare animo

alla mia violenta Vita!”

 

Non so baciare, non so che sapere e che forma hanno le labbra degli angeli, non so cosa vuol dire fare l’amore con persone lontane da noi, ragazze che desidero girano l’angolo, adesso, al mio passaggio. Allontanami da me, Vita disordinata e maldestra, additata a controllare e a far sobbalzare i ritmi fraudolenti del mio cuore. E’ inutile, credo sia difficile cambiare il modo di invecchiare. Le sfumature del mio volto non l’ho scelte io per caso. E’ stupido, non è abbastanza non andare nel panico per un messaggio ignorato o declamato nel cestino. Un lumino di speranza solo dalle mie parole di carta. Non so ancora captare i segnali di un possibile allunaggio dei miei desideri. Le emozioni si scaldano per scia di povere stelle a targhe alternate.

 

“E tu Vita mia,

mi porti fuori città.

Segnali di pericolo,

l’età avanza e il tramonto

è più sbiadito che mai.

E tu Vita mia,

che tralasci le congruenze

del mio passato, passato

di echeggianti silenzi

nutrono spazi scoperti dalla mia finestra…”

 

Nessuno sa come finirà questo amore scoperchiato di perchè verso te, nudo e indifeso ma pur sempre amore verso te…

Raffaele, 2006

Muro

foto tratta dal web

 

A volte mi chiedo quanto sia alto e possente il muro di Omertà che ci circonda. Di quanto può essere pericoloso attraversare quel filo spinato che straccia via la nostra vergine pelle. Di quanto coraggio ci vuole per tentare un salto in questo abisso in cui vive la nostra esile Vita. Perchè l’uso della parola non diventi un arma con cui uccidere i nostri nemici ma una semplice ramoscello di ulivo per portare pace nei cuori arrugginiti ai nostri fratelli… perchè dire la Verità non sia solo un atto eroico ma una cosa normale e comune, un dovere e un diritto del nostro animo, perchè dire la Verità non sia sangue acido da riversare su terra bruciata e incontaminata ma semmai sorgente di umiltà, di una esistenza che ha perso il suo senso, ha perso il suo orizzonte, la sua luna e le sue stelle e solo in essa noi troviamo Amore e possiamo dire di sentirci Uomini liberi e non incatenati in respiri pre-confezionati…

Raffaele

Vanità

foto tratta dal web

 

Riecco vaneggiarsi nel suo torpore

odore di reminiscenza inconsapevole

nella dubbia festa dell’essere.

Vanità

che guadagni perdite di ogni

reazioni

di un giocattolo non più desiderato in un fanciullo perpetuo.

Sogni stanchi

che tu

ti ostini a dare forma al mio corpo grezzo

nell’incanto assopito nel volo di un deserto

che intrappolato nel suo calore piccole perle di rugiada

volte ad addomesticare le mie lacrime nell’arte della dimenticanza.

Chiodi

per appendere la miseria rimasta nel sacrificio comune

avvezzo nel mostrarsi morente i suoi ultimi tesori…

 

Raffaele