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Lingua straniera

“C’è una lingua straniera

che si accende dentro me

una chiazza oscura

colora il mio cuore…

è l’amore!

Sento questa insolita frenesia

di dare animo

alla mia violenta Vita!”

 

Non so baciare, non so che sapere e che forma hanno le labbra degli angeli, non so cosa vuol dire fare l’amore con persone lontane da noi, ragazze che desidero girano l’angolo, adesso, al mio passaggio. Allontanami da me, Vita disordinata e maldestra, additata a controllare e a far sobbalzare i ritmi fraudolenti del mio cuore. E’ inutile, credo sia difficile cambiare il modo di invecchiare. Le sfumature del mio volto non l’ho scelte io per caso. E’ stupido, non è abbastanza non andare nel panico per un messaggio ignorato o declamato nel cestino. Un lumino di speranza solo dalle mie parole di carta. Non so ancora captare i segnali di un possibile allunaggio dei miei desideri. Le emozioni si scaldano per scia di povere stelle a targhe alternate.

 

“E tu Vita mia,

mi porti fuori città.

Segnali di pericolo,

l’età avanza e il tramonto

è più sbiadito che mai.

E tu Vita mia,

che tralasci le congruenze

del mio passato, passato

di echeggianti silenzi

nutrono spazi scoperti dalla mia finestra…”

 

Nessuno sa come finirà questo amore scoperchiato di perchè verso te, nudo e indifeso ma pur sempre amore verso te…

Raffaele, 2006

Muro

foto tratta dal web

 

A volte mi chiedo quanto sia alto e possente il muro di Omertà che ci circonda. Di quanto può essere pericoloso attraversare quel filo spinato che straccia via la nostra vergine pelle. Di quanto coraggio ci vuole per tentare un salto in questo abisso in cui vive la nostra esile Vita. Perchè l’uso della parola non diventi un arma con cui uccidere i nostri nemici ma una semplice ramoscello di ulivo per portare pace nei cuori arrugginiti ai nostri fratelli… perchè dire la Verità non sia solo un atto eroico ma una cosa normale e comune, un dovere e un diritto del nostro animo, perchè dire la Verità non sia sangue acido da riversare su terra bruciata e incontaminata ma semmai sorgente di umiltà, di una esistenza che ha perso il suo senso, ha perso il suo orizzonte, la sua luna e le sue stelle e solo in essa noi troviamo Amore e possiamo dire di sentirci Uomini liberi e non incatenati in respiri pre-confezionati…

Raffaele

Vanità

foto tratta dal web

 

Riecco vaneggiarsi nel suo torpore

odore di reminiscenza inconsapevole

nella dubbia festa dell’essere.

Vanità

che guadagni perdite di ogni

reazioni

di un giocattolo non più desiderato in un fanciullo perpetuo.

Sogni stanchi

che tu

ti ostini a dare forma al mio corpo grezzo

nell’incanto assopito nel volo di un deserto

che intrappolato nel suo calore piccole perle di rugiada

volte ad addomesticare le mie lacrime nell’arte della dimenticanza.

Chiodi

per appendere la miseria rimasta nel sacrificio comune

avvezzo nel mostrarsi morente i suoi ultimi tesori…

 

Raffaele

Parlami

foto tratta dal web

 

Parlami dei tuoi 18 anni nell’assorbimento più fragile di questo attimo

vissuto con te. Per un attimo un abbraccio risolve tutti questi problemi che sembrano diventare grandi

insieme a noi,

per un attimo restiamo sospesi tra il fascino violento della delicatezza della nostra pelle e il brivido eterno di questo fuoco che si è acceso in noi in questa perfezione che non ferma la paura di restare

solo uguali.

Discorsi strappati a morsi, assorti solo dalla brillantezza dei nostri occhi che sembrano peccare nel cogliere impreparato il nostro attimo a comprare il pane prima che il cuore chiuda le sue frontiere. Nessuna parvenza nello sfinimento benevolo di queste parole innamorate del tuo

ricordo,

Raffaele

 

 

Finalmente

Finalmente sono riuscito a finire di leggere, pochi giorni fa, “I promessi sposi”, una delle opere più importanti e affascinanti della nostra letteratura Italiana. In un mese sono riuscito nella mia impresa (sono moltooooo lento nella lettura e nel finire un libro in generale). 38 Capitoli avvincenti e ogni pagina delle 600 davvero magnetiche per la mia attenzione. Ogni giorno, senza troppo forzare la mano, lettura di due capitoli. Ogni capitolo una diversa narrazione e una diversa scena che il Manzoni riusciva in me a meravigliarmi. La conversione dell’Innominato, la descrizione un pò buffa di Don Abbondio, la descrizione drammatica della peste che colpi il Nord Italia nel 1628 e le avventure di Renzo e Lucia, l’evoluzione della nostra storia e il dominio degli Spagnoli… Una descrizione minuta che mi permetteva, chiudendo gli occhi, di rivivere davvero in prima persona quelle scene. Ho imparato a apprezzare quest’opera solo oggi, letto quasi per caso, indeciso su quale libro leggere dopo “Riparare i viventi”. Ho tentato, ho rischiato e mi è andata decisamente bene… Sono passati 14 anni, ci sono voluti 14 anni per rimanere incantato da questa opera… 14 anni fa facevo la seconda superiore quando ho tentato invano di studiarla, 14 anni in cui ogni giorni passavo dalla mia libreria e ribadivo tra me e me “il prossimo libro che leggerò sarà questo!”… Non do colpa alla mia prof, forse ero troppo acerbo o semplicemente in quella fase della mia vita non mi interessava assorbirmi quel mattone di romanzo… Dopo 14 anni era arrivato il momento e forse passerà poco tempo anche per la “Divina Commedia”…

Diamo tempo al tempo di diventare Vita! 🙂

Buon inizio di settimana! 🙂

Ps: questo che ho appena pubblicato è il mio 499esimo post! La prossima volta si festeggia! 😀

Raffaele