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Non mi resta che piangere

Non mi resta che piangere… parafrasando il titolo di un noto film di Massimo Troisi , il mio attore comico preferito.

Non mi resta che piangere nel vento polveroso dei miei anni lunari che mi hanno lasciato un peso suadente che nemmeno la leggerezza della mia anima pellegrina sa evadere nel silenzio, un orchestrale ballo, di petali di ginepro.

Non mi resta che piangere nella speranza che la mia anima insegua una illusione nel tormento di ore braccate dalla nebbia e viaggiare solitario tra le onde dei miei colori rappresi, secchi dal sole e inamidati nel volo gonfio di tempesta di una farfalla appena nata e che tra dolci semi di uva e antiche suppliche mi congeda nell’intreccio venoso di un sorriso.

Non mi resta che piangere tra treni che non hanno una loro certa partenza e tramonti nel segreto della sera, giungo da Oriente, ramificazioni di un battito dormiente, ragno solitario che con pazienza ricama la sua tela con la propria pelle che profuma ancora di ciliegio, vento, privilegio della primavera…

Raffaele

distrazioni sottili

Ogni goccia di rugiada che si riempie del tuo sospetto alla ricerca di un frammento di lucidità. Contaminazione di preghiere tese all’ortodossia di un abbraccio a noi sfuggito, nella curva docile di una luce che ancora modella ciò che delle parole ancora non vuole tradurre, travisata nello sciogliere i nodi dell’anima che boccheggia e messa in vendita per pagare le nostre distrazioni, opinioni sottili.

Raffaele

Leggenda metropolitana

Leggenda metropolitana, sfarzosa vita. Campagna elettorale scontrosa e lamentosa, accentuata a conversazioni lentigginose mentre sorseggio dell’alcol acrilico prima di fumarmi un altro tuo giovane segreto. Stivali da cowboy e giacca da uomo su misura per redimere un opinione tagliente, scaltra, brillante, veicolante che seduca la pulizia sofisticata delle mie eleggibili parole pandemiche. Preambolo di un luogo pulito e poco accogliente per farti scomparire nel sarcasmo di queste facoltose parole. Una impronta, un’ombra sterile per attirarti turista delle mie membra. Stimolante ed e elitaria mia insicurezza di proteggerti a ridosso di un compiacente e gemente gioco di sguardi, ortodossi nello specchiarsi e non decifrarsi di fronte a una rapinata memoria… monogamia di complicanze attraenti…

Raffaele

A volte mi chiedo…

A volte mi chiedo,

come sarà il mio futuro respiro,

il mio prossimo battito del cuore,

il sapore di una carezza o l’enfasi di uno schiaffo,

la lettura del mio risveglio dopo una notte insonne

teso a costruire sogni di sabbia e polvere,

la rilegatura di parole scolpite fin dentro il mio silenzio,

la sorpresa di un bacio e la sua freschezza, incandescenza

nel proferirmi schiavo dei miei stessi e addomesticati ricordi…

a volte mi chiedo e mi chiederò se queste mie parole

nella lacrime versate dai tuoi occhi avranno ancora un senso…

Raffaele

Invenzione

Non ho ancora ben capito se il Dolore sia una invenzione dell’uomo così creativo e distruttivo da divertirsi a crepapelle mentre sorseggia un liquore davanti a un tramonto immaginario oppure sia una invenzione del nostro tempo che cataloga e seduce i nostri ricordi con quell’ardore di un profumo mistico e seducente. Non ho capito se ha tutto ciò ne dobbiamo ricavare sin dai tessuti intimi e inaccessibili del nostro cuore una longeva logica dottrinale se bisogna essere fieri di aver inventato il gioco del carnevale dopo che la nostra pelle ha annusato l’odore della morte e di una speranza che ha perso il suo orizzonte oramai privo della sua elegante immaginazione proletaria…

Non ho capito se ci sia una disfunzione algebrica dei battiti del nostro cuore che non riconoscono più l’ombra schiva e impermeabile del nostro dolore che si arrampica fin su alberi secolari di ulivo pur di non farsi riconoscere e farsi possedere dai vocaboli nuovi e lussureggianti del nostro distratto pensiero che nella sua distrazione ha preso freddo e polvere intorno a questa primavera che fa fatica a generare echi di pace e di quella tranquillità racchiusa dentro una lacrima dolce e zuccherata di una bambina che ha perso la sua bambola nel tentativo di afferrare una nuvola blu di cotone così leggere e innocente nella sua frenesia che non vuole per ora innescare e infiammarci di nuove emozioni…

Raffaele