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Non credevo…

foto tratta dal web

 

Non credevo che la Felicità volesse significare impegno e dedizione. E’ un talento che va conquistato giorno dopo giorno senza il fardello delle nostre ansie quotidiane. Essa non va cercata alla luce del sole ma nella penombra, nei luoghi più nascosti del nostro pensiero. Essa va conquistata perchè non è gratuita, non si trova nelle bancarelle dei supermercati a prezzi scontati. Credevo fosse naturale essere felici ma la sua naturalezza va cercata nel perdono e nell’autenticità delle nostre debolezze e di una vanitosa fragilità… non è l’evoluzione imperiosa del nostro tempo, semmai la sua stessa e identica copia, il suo lato migliore o la sua parte più nascosta e imprevedibile… si perchè fin quando non apriamo con stupore le porte del nostro cuore non sapremo mai in che forme e orizzonte lei si presenterà da noi…

Raffaele

“…da grande vorrei diventare Felice!”

foto tratta dal web

 

Francamente sono tranquillo e sereno. Per nulla nervoso. Fiero comunque andrà. La mia Inter stasera giocherà una finale Europea, dopo ben 10 anni dalla notte di Madrid. Vedrò la partita a casa dei miei amici, tutti interisti e con una bella pizza da sfondo culinario. Prima vedevo il calcio come un qualcosa da “dentro o fuori” con quella dose di adrenalina che mi rendeva un pizzico nervoso e altamente preoccupato. Poi grazie ai miei ragazzi dell’oratorio ora vivo lo Sport, l’agonismo, come un momento da vivere si intensamente ma con dolcezza d’animo… il Calcio è sempre e rimane solo un gioco e spesso ce lo dimentichiamo o vogliamo semplicemente non pensarci. In Italia credo che nel Calcio, visto che lo vivo e l’ho vissuto come educatore e allenatore degli adolescenti, manca la “cultura della sconfitta”. Non è un paradosso mio goliardico nato da chissà quale bizzarro pensiero poetico ma è la verità. Viviamo la Vita e lo Sport con il mantra “Vincere è l’unica cosa che conta!” come se gli sconfitti risultino essere solo dei buoni a nulla, come se l’insuccesso rappresenti un atto deplorevole, una vergogna, un vessillo da non esibire in pubblici luoghi. Perchè ci si può divertire anche perdendo, un pò come mi capita da portiere nelle partitelle di calcetto di subire ben 20 gol ma alla fine tornare a casa felice di aver passato una piacevole serata tra amici. Ma prima di arrivare a dedurre simili ragionamenti ho dovuto passare anche io dei tribolati momenti, ma devo ringraziare i miei Campioncini che mi hanno fatto capire che la Felicità può nascere anche tra le piccole insenature di roccia o all’ombra di una lacrima.

Stasera, comunque vada brinderò alla Vita che tanto amica mi è stata in questi miei 32 anni… sono sempre stato un ragazzo pensieroso e purtroppo, a volte, ho messo in scena i miei lati malinconici… “ma da grande vorrei diventare Felice!”

Oh cavolo, spero che stasera sia una bella serata, certo… anche perchè se no non credo che potrò entrare sui social almeno per una settimana! La “Gufata” in fin dei conti risulta essere lo Sport più praticato in Italia…  o sbaglio!?!? 😛

Buona Vita!

Raffaele

Allegria

foto lascia vivere il pensiero

 

Dicono che l’allegria sia una cosa buona e giusta. Dicono che fa bene alla propria salute, integrità morale. A volte tendo ad abusarla, a esagerare nel suo dosaggio domestico perché non è un viaggio senza una meta scelta. L’allegria ha e deve avere per forza delle forze misteriose del destino e che siano le labbra della propria metà o il cielo ovattato pronto ad assorbire ogni fonte di luce che pervade i vostri saggi occhi o che sia un gesto mansueto di una persona anziana o mentre portate a spasso il cane o una chiamata improvvisa. L’allegria non ti avvisa, tramite raccomandata, del suo imminente arrivo tra le stanze appena pulite e disinfettate del cuore. Necessita di essere accolta con eleganza e severa educazione. Non è un atto di mancata riconciliazione, spogliazione del passato e servito su un piatto freddo di terracotta.

E’ uno scroscio di pioggia che ci bagna ogni bel vestito della domenica mentre ci rechiamo ad una festa. E’ quella solitaria foglia sul ciglio della strada, stretta stretta tra le sue lastre di rugiada. A volte ho paura e il timore irrisorio di tenerla al caldo dei miei pensieri. Non serve invocarla a baciarla ardentemente. Arriva, fa il suo compitino, una bella centrifuga alla nostra anima e se va senza lasciarci un biglietto da visita… a volte penso che abbia sbagliato, con me, destinatario, io che sono “un ottimista non praticante” ma come è possibile che nella sottigliezza e lentezza di questa notte estiva abbia scelto me che tra i miei scritti rivendico la mia malinconia?

Imparo, impariamo a riconoscere subito il suo odore che tra le braccia di un fiore appena sbocciato si eleva nel firmamento…

e niente… sono contento…

Raffaele