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Stranezze

Certo che la gente è davvero strana.

Se uno è malinconico e triste viene deriso e messo da parte come se fosse un estraneo o un giocattolo rotto.

Se uno è felice, mostra pubblicamente la propria gioia di vivere, viene etichettato come un rivoluzionario, un insurrezionale… si certo all’inizio avrà l’attenzione del pubblico ma poi quando la felicità diventa un luogo comune lui, quello felice, diventa un primitivo.

E’ come se i nostri sentimenti, in questa nostra società, vadano di pari passo con la moda del momento.

Allora mi chiedo se le mie lacrime e i miei sorrisi hanno un valore o è solo una etichettatura da riporre nella mia anima?

Raffaele

Ripartire da noi Peccatori…

La Chiesa dovrebbe ripartire da noi fedeli, da noi poveri peccatori.

Penso a tutti quei laici che dedicano buona parte del loro tempo al servizio della Chiesa.

Il suo Messaggio di Evangelizzazione sta trovando delle difficoltà, sta rallentando la sua efficacia e fa fatica ad entrare nel cuore dei giovani.

La Chiesa ha troppi peccati che ha cercato di nascondere sotto il tappeto. E’ diventata sempre meno umile e servitrice perdendo la sua originale vocazione.

I numerosi scandali che hanno coinvolto i “piani alti” della Chiesa hanno reso poco credibile il suo compito di portatrice del messaggio d’Amore e di Salvezza. Non lo è più credibile soprattutto per i giovani che ora cercano la mondanità rispetto alla preghiera.

La Chiesa non è più credibile ed è ora che si prenda una pausa di silenzio e di raccoglimento. Cercare di trovare quella Luce che sulla via di Damasco ha cambiato la Vita di un suo illustre protagonista.

Le crisi vocazionali, la non più efficace proposta di Spiritualità ci sta portando via via verso una Società che non ha più bisogno di Dio. Una Società “Self-Service”.

Ripartire da quei pochi fedeli che ancora si accostano, ogni domenica, all’Eucarestia con il cuore ancora limpido e innocente. Una Chiesa che non dimentica la sua Storia e le sue origini ma che non conservi appieno quella parte Conservatrice che non rispecchia più il destino del nostro Tempo. Una Chiesa che si affacci senza paura al Nuovo Mondo contemplando le nuove sfumature di questo nostro Cielo che richiede una Verità che aiuti i nostri battiti del cuore ad avere un loro lessico.

Una Chiesa che riparta da quei Giovani che nonostante tutto continuano ancora a Credere nel suo Mistero e nella sua Storia. Quei Giovani di cui la loro Fede è un grande atto d’Amore da non disperdere e dimenticare attratti da inutili e puerili ricchezze mal comprese. Ripartire dal loro “Si!” quotidiano a Gesù.

E a loro e a tutti i Laici di buona Volontà che la Chiesa deve nutrire quella Speranza dispersa e non consacrata per poter continuare ad essere fuoco vivo per la nostra intera Umanità.

Raffaele

Ma che colpa abbiamo noi…

“Ma che colpa abbiamo noi…”

Questa canzone dei Rokes di quasi 60 anni fa sembra fare da eco e da manifesto alla situazione che stanno attraversando i nostri giovani qui nel Bel Paese.

E i riflettori vanno di diritto alla Nazionale di Calcio di Roberto Mancini che complice la mancata qualificazione ai Mondiali ha aperto un nuovo ciclo dando spazio ai nostri giovani calciatori bistrattati e non considerati dai Club di Serie A.

Un campionato, il nostro, in cui oltre il 60% degli atleti sono di Nazionalità straniera e quei pochi italiani che giocano negli undici titolari di certo non appena usciti dai nostri Vivai.

Ed ecco che la mossa di Mancini sembra più quella della disperazione. Purtroppo il movimento calcistico italiano è in crisi e questo lo sappiamo benissimo.

Non soltanto nel calcio ma anche nella nostra Società ci si accorge di “Loro” solo nei momenti disperati. Dall’Istruzione fino al mondo del Lavoro si investono poche energie sul futuro della nuova generazione per chiedere e pretendere da loro la massima collaborazione e un proficuo impegno solo nel momento del bisogno.

No così non va.

Noi Italiani siamo un popolo che ama nascondere la “polvere sotto il tappeto” pur di non affrontare, nell’immediato quei problemi tipici di una identità culturale ancora troppo conservatrice e antica.

Lungi da me da esprimere giudizi, io che ormai sono “un giovane adulto” ma sono stanco di vedere le nostre nuove generazioni portate al macello per una ideologia priva di senso e meccanismi arrugginiti dalla nostra ipocrisia.

Negli ultimi anni nella nostra società, anche quella sportiva, si sono proclamate nuove bandiere, respirando un nuovo clima, un nuovo vento rinfrescante ma poi,noi tutti, partendo dai politici, quello che manca è il coraggio di cambiare. Il coraggio di intraprendere una nuova via, anche quella più impervia e rischiosa.

Purtroppo il nostro tempo non sembra avere poi così tanto tempo e a 18 anni, quando si è ancora adolescenziale, gli si chiede ad un individuo di essere già pronto e pronto per essere sacrificato nel mondo del lavoro.

Chi sbaglia a percorre una strada, o anche solo un pensiero, è perduto.

“Chi ha tempo non aspetti tempo…”

Ecco ci voleva proprio questo detto.

Perdonatemi per il mio puerile pensiero.

Buona giornata

Raffaele

Perdonaci

La morte del giovane Willy ci insegna che le nostre lacrime sono anime che incarnano la nostra coscienza, che le nostre lacrime hanno il potere lenitivo, come piccole gocce di rugiada del mattino alle porte della primavera, di sbiadire l'ombra corrosiva e persuasiva del male, che le nostre lacrime possono inghiottire quel riflesso di luce bianca, vergine, pulita, spoglia del suo abito elegante che il giovane ragazzo ci ha lasciato in eredità,

che la nostra eternità ci insegni a riconoscere nel solstizio dei nostri pensieri a riconoscere il vero profumo della giustizia...

...perchè nonostante la nostra pietrificata pietà conserviamo piccole lacrime su cui battere violentemente i pugni sul nostro petto...

Raffaele

Strani pensieri

foto tratta dal web

 

Sono un pò di giorni che ho dei pensieri per la testa. La voglia di abbandonare facebook e iscrivermi su instagram e provare a raccontare la mia modesta e scarna vita attraverso le immagini correlate da qualche pensiero poetico…

mi manca solo questa…

Potrebbe risultare la stessa cosa, la solita minestra riscaldata…

Questa voglia di apparire alla fine non mi appartiene. Solo ultimamente faccio dei selfie. Io che a malapena mi guardo allo specchio la mattina.

Forse sarà un mio temporale estivo che può durare solo il tempo di questo post… chissà!

Ovviamente non è che devo pubblicare per forza le mie foto con il mio bel faccino ma posso seguire lo “story tellers” di altri soggetti… sono stato sempre incuriosito da come gli altri vivono la loro vita. Forse dovrei essere più curioso io, di me stesso, di come la vivo io.

Ma non so alla fine se mi iscriverò. Certo non devo farne un dramma, mamma mia!

Ma faccio fatica a capirmi. A capire questa strana voglia di raccontarmi, oltre che con le parole. Non ho molto da raccontarmi alla fine. Non ho molta carne al fuoco e forse credo di essere indigesto. Anche qui sul blog non ho mai cercato visibilità o successo e non mi interessa. Adesso sto scrivendo molto e sperimentando nuove strade della mia scrittura e non è facile perchè mi avvilisco subito per le mie scarse abilità di scrittore…

E ci rimango un pò male quando ricevo nessun like per un mio post… e come se dipendo dall’apprezzamento di altri individui che in quel frangente non mi calcolano… come quella chat praticamente vuota…

Ma la mia esistenza non può e non deve dipendere da un like o da una risposta insperata in chat. Rischierei di diventare schiavo di questo mondo della fiction con il pericolo di essere quello che non sono e non voglio essere. Perchè la mattina voglio vedermi sereno e pulito davanti allo specchio, perchè le persone più speciali e importanti non sono racchiuse dentro un programma multimediale altrimenti rischio di confondere un cielo stellato da un sentimento pietoso e ombrato e in via di definizione…

Raffaele