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“Mister… non credevo fossi così bravo…!”

E’ l’espressione che ha usato un mio ragazzo dell’Oratorio dopo che mi ha visto giocare a calcetto. Lui e qualcun’altro di loro due giorni fa hanno assistito a una partitella tra noi educatori e in quella circostanza ho dimostrato delle buone qualità tra i pali. E quel ragazzo che mi ha fatto i complimenti è un mio “allievo” in virtù del fatto che io sono un allenatore dei portieri della sua squadra. Non posso negare che i suoi complimenti mi hanno fatto piacere e la loro sincerità mi ha sempre in qualche modo affascinato.

Con Davide, questo il nome del mio allievo, è il portiere più forte che abbiamo in squadra. Abbiamo stretto un forte legame di amicizia e poi è sempre il primo che condivide le mie Video Stories su Instagram.

E niente… piccole soddisfazioni da Educatore! 😀

Raffaele

Ma che colpa abbiamo noi…

“Ma che colpa abbiamo noi…”

Questa canzone dei Rokes di quasi 60 anni fa sembra fare da eco e da manifesto alla situazione che stanno attraversando i nostri giovani qui nel Bel Paese.

E i riflettori vanno di diritto alla Nazionale di Calcio di Roberto Mancini che complice la mancata qualificazione ai Mondiali ha aperto un nuovo ciclo dando spazio ai nostri giovani calciatori bistrattati e non considerati dai Club di Serie A.

Un campionato, il nostro, in cui oltre il 60% degli atleti sono di Nazionalità straniera e quei pochi italiani che giocano negli undici titolari di certo non appena usciti dai nostri Vivai.

Ed ecco che la mossa di Mancini sembra più quella della disperazione. Purtroppo il movimento calcistico italiano è in crisi e questo lo sappiamo benissimo.

Non soltanto nel calcio ma anche nella nostra Società ci si accorge di “Loro” solo nei momenti disperati. Dall’Istruzione fino al mondo del Lavoro si investono poche energie sul futuro della nuova generazione per chiedere e pretendere da loro la massima collaborazione e un proficuo impegno solo nel momento del bisogno.

No così non va.

Noi Italiani siamo un popolo che ama nascondere la “polvere sotto il tappeto” pur di non affrontare, nell’immediato quei problemi tipici di una identità culturale ancora troppo conservatrice e antica.

Lungi da me da esprimere giudizi, io che ormai sono “un giovane adulto” ma sono stanco di vedere le nostre nuove generazioni portate al macello per una ideologia priva di senso e meccanismi arrugginiti dalla nostra ipocrisia.

Negli ultimi anni nella nostra società, anche quella sportiva, si sono proclamate nuove bandiere, respirando un nuovo clima, un nuovo vento rinfrescante ma poi,noi tutti, partendo dai politici, quello che manca è il coraggio di cambiare. Il coraggio di intraprendere una nuova via, anche quella più impervia e rischiosa.

Purtroppo il nostro tempo non sembra avere poi così tanto tempo e a 18 anni, quando si è ancora adolescenziale, gli si chiede ad un individuo di essere già pronto e pronto per essere sacrificato nel mondo del lavoro.

Chi sbaglia a percorre una strada, o anche solo un pensiero, è perduto.

“Chi ha tempo non aspetti tempo…”

Ecco ci voleva proprio questo detto.

Perdonatemi per il mio puerile pensiero.

Buona giornata

Raffaele

Bisogno di regole

Rispondendo a una persona qui sul blog su un pensiero sui ragazzi di oggi ho evidenziato nel commento come per loro il sistema delle regole non funziona più.

In un mondo ibrido e che spesso si disconnette con la realtà, i giovani di oggi vedono le regole come una serie di costrizioni, divieti imposta dalla famiglia, dalla scuola e anche, come nel mio caso, dall’oratorio.

Da ormai sei anni alleno i ragazzi di calcetto e prima di dare una fisionomia alla squadra dal punto di vista tecnico tattico devo cercare di produrre un mio personale schema interpretativo per ognuno di essi.

“Saperli prendere al punto giusto” mi verrebbe da pensare. Ci sono ragazzi che sono scontrosi e burberi o magari timidi dipende dalla loro situazione famigliare non sempre buona e serena.

Ragazzi che vivono l’abbandono dei propri genitori, che si sentono persi e reagiscono con l’aggressività per lenire il loro disagio interiore e credo che lo Sport e quelle due ore di allenamento sono un tempo utile per educare il ragazzo al rientro di un sistema di regole e di principi idonei al nostro contesto di oratorio.

Alcuni sbuffano, non vogliono riscaldarsi facendo dei giri di campo, ad altri non gli piace l’esercizio che l’educatore gli propone, a volte litigano con il proprio compagno di squadra che ha sbagliato un passaggio…

Quelle due ore di allenamento non possono essere una sostituzione affettiva ed educativa del loro ambiente familiare ma semmai un piccolo spiraglio per comprendere un nuovo percorso, un piccolo stimolo per dare si voce alla loro felicità spesso rinchiusa e soffocata ma un modo per guardarsi dentro e ritrovare quella bellezza della Vita ancora nascosta nei loro cuori…

Raffaele

(foto tratta dal web)

Premesso…

Premesso: sono soltanto l’allenatore dei portieri di due squadre dell’Oratorio, i pre-adolescenti e gli adolescenti. Cerco di dare una mano agli allenatori delle due squadre. Questo pomeriggio ho avuto un confronto di opinioni con il mister della squadra dei grandi perchè durante la partitella tre contro tre all’improvviso la interrotta e ha voluto mandare via i ragazzi perchè non si stava impegnando adeguatamente. Ho cercato all’inizio di convincerlo ma lui, un educatore un pò avanti con l’età non ne ha voluto sapere cercando di mettere in risalto il suo compito di educare i ragazzi. Loro si sono intristi e un pò sconcertati non capendo bene la situazione. Ci siamo incontrati pochi istanti dopo negli spogliatoi e mi sono permesso di dire che secondo me sbagliava a mandarli via, che sono ragazzi dell’oratorio e non di una squadra professionista e che a mio avviso dovrebbe rivedere i suoi metodi educativi. Lui se ne è subito andato mentre io ho cercato di parlare con i miei giovani e dopo aver parlato con il nostro parroco ho ripreso e ho concluso l’allenamento… forse sbagliando e non rispettando il mio reale ruolo di semplice preparatore dei portieri. Ma questo Mister ha dei metodi molto antichi e i ragazzi fanno molta fatica a seguirlo. Improvvisa, non sa spiegarsi bene con loro. Lo rispetto però perchè di calcio ne sa molto più di me ma dovrebbe rivedere l’approccio con questi ragazzi che chiedono di passare due ore in allegria. Non credo che mandarli via sia una soluzione. Credo che con loro è opportuno un dialogo, un patto tra amici… anche perchè quando gli ho marcato i suoi metodi un pò aggressivi e sottolineando che così non verranno più lui mi ha risposto:” Qual’è il problema?”

Anche se è lui il mister mi sono impegnato in questi due mesi di attività a raccogliere le iscrizioni, i soldi, i vari certificati medici ricordandovi che lui non ha Whatsapp e che ha un cellulare di vent’anni fa e che quindi quando bisogna organizzare le partite di campionato dovrà pensarci qualcun’altro.

Cerco di essere educato e disponibile ma più passa il tempo e più mi trovo a disagio nel rilazionarmi con lui. Non vorrei lasciare la squadra anche perchè alcuni ragazzi li ho visti crescere all’Azione Cattolica… ma diciamo che lui ha un’altra mentalità e non ha una apertura mentale che credo serva con questi ragazzi di questa nuova generazione…

Questi giovani sono molto più sfrontati, hanno un carattere forte e bisogna sapere interprerarli a volte come se fossere un romanzo storico ma non sono maleducati, quello no solo che fanno fatica a riconoscere e a rispetttare i vari ruoli… un pò come succede oggi a scuola.

Il tempo dell’adolescenza mi rendo conto che è un bel groviglio ma bisogna avere molta pazienza e amore… il metodo “bastone e carota” non sempre funziona se non vi sono dei principi a cui aggrapparsi.

Forse ho sbagliato a dirli il mio pensiero ma non sono riuscito a stare zitto, ho voluto difendere i miei ragazzi anche se si erano un pò comportati male…

Io e lui abbiamo due modi di intendere il ruolo di educatori un pò diversi e faccio fatica a trovare una sintesi, un punto in comune.

Raffaele