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Bisogno di regole

Rispondendo a una persona qui sul blog su un pensiero sui ragazzi di oggi ho evidenziato nel commento come per loro il sistema delle regole non funziona più.

In un mondo ibrido e che spesso si disconnette con la realtà, i giovani di oggi vedono le regole come una serie di costrizioni, divieti imposta dalla famiglia, dalla scuola e anche, come nel mio caso, dall’oratorio.

Da ormai sei anni alleno i ragazzi di calcetto e prima di dare una fisionomia alla squadra dal punto di vista tecnico tattico devo cercare di produrre un mio personale schema interpretativo per ognuno di essi.

“Saperli prendere al punto giusto” mi verrebbe da pensare. Ci sono ragazzi che sono scontrosi e burberi o magari timidi dipende dalla loro situazione famigliare non sempre buona e serena.

Ragazzi che vivono l’abbandono dei propri genitori, che si sentono persi e reagiscono con l’aggressività per lenire il loro disagio interiore e credo che lo Sport e quelle due ore di allenamento sono un tempo utile per educare il ragazzo al rientro di un sistema di regole e di principi idonei al nostro contesto di oratorio.

Alcuni sbuffano, non vogliono riscaldarsi facendo dei giri di campo, ad altri non gli piace l’esercizio che l’educatore gli propone, a volte litigano con il proprio compagno di squadra che ha sbagliato un passaggio…

Quelle due ore di allenamento non possono essere una sostituzione affettiva ed educativa del loro ambiente familiare ma semmai un piccolo spiraglio per comprendere un nuovo percorso, un piccolo stimolo per dare si voce alla loro felicità spesso rinchiusa e soffocata ma un modo per guardarsi dentro e ritrovare quella bellezza della Vita ancora nascosta nei loro cuori…

Raffaele

(foto tratta dal web)

Premesso…

Premesso: sono soltanto l’allenatore dei portieri di due squadre dell’Oratorio, i pre-adolescenti e gli adolescenti. Cerco di dare una mano agli allenatori delle due squadre. Questo pomeriggio ho avuto un confronto di opinioni con il mister della squadra dei grandi perchè durante la partitella tre contro tre all’improvviso la interrotta e ha voluto mandare via i ragazzi perchè non si stava impegnando adeguatamente. Ho cercato all’inizio di convincerlo ma lui, un educatore un pò avanti con l’età non ne ha voluto sapere cercando di mettere in risalto il suo compito di educare i ragazzi. Loro si sono intristi e un pò sconcertati non capendo bene la situazione. Ci siamo incontrati pochi istanti dopo negli spogliatoi e mi sono permesso di dire che secondo me sbagliava a mandarli via, che sono ragazzi dell’oratorio e non di una squadra professionista e che a mio avviso dovrebbe rivedere i suoi metodi educativi. Lui se ne è subito andato mentre io ho cercato di parlare con i miei giovani e dopo aver parlato con il nostro parroco ho ripreso e ho concluso l’allenamento… forse sbagliando e non rispettando il mio reale ruolo di semplice preparatore dei portieri. Ma questo Mister ha dei metodi molto antichi e i ragazzi fanno molta fatica a seguirlo. Improvvisa, non sa spiegarsi bene con loro. Lo rispetto però perchè di calcio ne sa molto più di me ma dovrebbe rivedere l’approccio con questi ragazzi che chiedono di passare due ore in allegria. Non credo che mandarli via sia una soluzione. Credo che con loro è opportuno un dialogo, un patto tra amici… anche perchè quando gli ho marcato i suoi metodi un pò aggressivi e sottolineando che così non verranno più lui mi ha risposto:” Qual’è il problema?”

Anche se è lui il mister mi sono impegnato in questi due mesi di attività a raccogliere le iscrizioni, i soldi, i vari certificati medici ricordandovi che lui non ha Whatsapp e che ha un cellulare di vent’anni fa e che quindi quando bisogna organizzare le partite di campionato dovrà pensarci qualcun’altro.

Cerco di essere educato e disponibile ma più passa il tempo e più mi trovo a disagio nel rilazionarmi con lui. Non vorrei lasciare la squadra anche perchè alcuni ragazzi li ho visti crescere all’Azione Cattolica… ma diciamo che lui ha un’altra mentalità e non ha una apertura mentale che credo serva con questi ragazzi di questa nuova generazione…

Questi giovani sono molto più sfrontati, hanno un carattere forte e bisogna sapere interprerarli a volte come se fossere un romanzo storico ma non sono maleducati, quello no solo che fanno fatica a riconoscere e a rispetttare i vari ruoli… un pò come succede oggi a scuola.

Il tempo dell’adolescenza mi rendo conto che è un bel groviglio ma bisogna avere molta pazienza e amore… il metodo “bastone e carota” non sempre funziona se non vi sono dei principi a cui aggrapparsi.

Forse ho sbagliato a dirli il mio pensiero ma non sono riuscito a stare zitto, ho voluto difendere i miei ragazzi anche se si erano un pò comportati male…

Io e lui abbiamo due modi di intendere il ruolo di educatori un pò diversi e faccio fatica a trovare una sintesi, un punto in comune.

Raffaele

L’unione fa la forza

“L’unione fa la forza”.

Non è un modo di dire tanto per dare risalto a flebile pensiero filosofico ma è la pura verità e c’è lo ha dimostrato questa estate sportiva che vorremmo non finisse mai.

L’Italia di Mancini e le vittorie agli Europei femminili e maschili della nostra Pallavolo ne sono una valida dimostrazione della forza del gruppo che supera ogni individualità, perchè il singolo atleta, benchè forte, non va da nessuna parte. Un pò come nel Rugby che senza il sostegno del proprio compagno è quasi impossibile arrivare dritti alla meta.

Il trionfo di ieri della squadra di De Giorgi non è un caso. Ho seguito tutte le gare degli Europei e benchè gli Azzurri non hanno perso una partita e solo pochi set hanno avuto la forza di rialzarsi e di combattere, tutti insieme, per la vittoria… la prova di forza del gruppo è avvenuta durante il quarto set in cui l’Italia stava perdendo 11-10 e sembrava che la Slovenia avesse la partita in mano. Poi la svolta. Come nel tie-break sotto di tre punti siamo riusciti a non scoraggiarci, riorganizzarci e tentare una clamorosa rimonta.

La forza del gruppo. Nel quarto set l’allenatore cambia Pinali per Yuri Romano e il giovanissimo azzurro risponde subito presente mettendo a segno pregevoli punti, specie in battuta, che ci portano in parità. Come anche il centrale Ricci, poco impiegato durante il torneo che entra a fine quarto set e nei momenti finali della partita compie una “murata” che poi si è rivelata decisiva per l’andamento della partita.

Ecco i cosi detti “panchinari” come si dice in gergo che si rivelano un arma in più e non giocatori messi li per riscaldare la panchina. Anche un piccolo contributo può essere utile ai fini dell’impresa.

Al giorno d’oggi l’allenatore deve essere anche un bravo psicologo che entra nella mente e nel cuore dei propri atleti e li fa trovare sempre le giuste motivazione per lottare per un obiettivo comune. Il minutaggio di un giocatore è solo un fatto statistico, nulla più. Anche un singolo minuto può fare la differenza.

Un vero sogno non ha bisogno del tempo per compiere la sua magia.

Notti magiche.

Raffaele

Si ricomincia!

Finalmente la prossima settimana inizieranno di nuovo le attività sportive dell’oratorio della mia Parrocchia. L’anno scorso un pò per la pandemia e un pò per problematiche logistiche mi sono preso un anno sabbatico se così vogliamo dire.

Questa estate hanno rifatto come nuovo il nostro campetto di calcetto della Chiesa e così non ci dobbiamo più improvvisare dividendo tutti gli spazi nel campo comunale e con due soli di allenamento settimanale. Adesso ogni fascia d’età avrà i suoi orari e i suoi giorni di attività, compresi anche la domenica.

Questa sera tra noi educatori faremo una riunione per decidere alcuni cose importanti. Forse farò solo l’allenatore dei portieri delle scuole medie a meno che, causa insufficienza di allenatori, dovrò occuparmi di qualche squadra in prima persona. Nel caso le quarte e le quinte elementari.

Dipende da quanti bambini e ragazzi si iscriveranno nella festa di adesione che faremo Domenica.

La voglia di ritornare a stare accanto ai ragazzi è tanta ed ho insistito alla nostra responsabile di iniziare il prima possibile visto che gli altri anni l’anno associativo iniziava dopo la festa di San Francesco., la seconda settimana di Ottobre.

Sarà anche un modo per rimettermi in discussione dopo un periodo di afasia e di sonnolenza emotiva… ho bisogno ora di nuove emozioni che mi facciano intraprendere il mio nuovo percorso verso l’età adulta.

Speriamo bene!

Raffaele

“E’ la Vita, dicono…”

Eusebio Di Francesco è stato, nella giornata di oggi, sollevato dall’incarico da allenatore della Prima Squadra dell’Hellas Verona. Nelle tre partite di inizio stagione ha collezionato tre sconfitte su tre incontri disputi fin ora nel massimo Campionato di calcio italiano: la Serie A.

Eusebio è reduce da tre esoneri di fila: Roma, Sampdoria e nella scorsa stagione Cagliari.

Non so se ha fatto bene ad accettare subito di rimettersi in discussione con la società scaligera, se fossi in lui avrei preso un anno sabbatico per riflettere e meditare magari sperando in una offerta professionale migliore per le sue esigenze. Ma lungi da me da professar consigli a un professionista come lui.

Ma prendo spunto da questa notizia per riflettere su un punto focale: Come si reagisce ad una serie di insuccessi in ambito professionale, sociale, nella Fede o in Amore?

Dove si trova la forza ogni volta per ricominciare con l’entusiasmo di un bambino dimenticando il passato e ricominciando da zero, cercando di non ricommettere più gli errori di un tempo e mai, MAI mettersi alla gogna per una sconfitta?

Ci vuole coraggio ogni volta per intraprendere una nuova sfida dopo una rovinosa caduta, dopo essersi fatto davvero male nell’anima, dopo aver vissuto nel buio della propria stanza a contemplare i tempi migliore. Nel caso del mister quando allenava il Sassuolo dove è stato artefice di un autentico miracolo sportivo portando i neroverdi dalla C2 alla Serie A.

Non giudico Di Francesco. Anzi lo ammiro. Per come sono fatto avrei subito mollato e desistito dal rimettermi di nuovo in discussione. Ha avuto forza e temperamento nell’accettare subito la proposta dell’Hellas. Ha fallito ma almeno ci ha provato. Non è un perdente per il semplice fatto che non ha cercato alibi e scuse quando non riusciva a esprimere più la sua gioia di allenare.

Trovare nuovi colori, strapparli dall’arcobaleno e ridisegnare il cielo ricolmo di nuvole e da sognatori puri.

Anche il mitico Mourinho prima di approdare alla Roma veniva da non fortunate esperienze in terra inglese.

Forse Eusebio non ha trovato anche un pizzico di fortuna perchè ormai l’allenatore viene giudicato subito sin dai primi risultati. Non c’è più tempo per aspettare e per modellare la squadra in base al proprio credo calcistico.

Non c’è più tempo per coltivare e aspettare la semina.

Ti ammiro Eusebio,

buona Vita Mister!

Raffaele

(Immagine tratta dal web)