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“La violenza non è un sinonimo di coerenza verso gli altri!”

foto tratta dal web
foto tratta dal web

In Inghilterra, i tifosi cantano e incoraggiano la propria squadra dal primo all’ultimo minuto, indipendentemente dal risultato che si sta ottenendo sul campo da gioco. Nessuno o quasi inveisce sul mal capitato arbitro e le tv di carattere sportive non sono costernate da moviole o dibattiti su “è rigore o non è rigore? Era fallo da rosso o da ammonizione?  Questo è il problema!” Ogni singolo evento sportivo deve essere una festa che inizia e finisce all’interno di un contesto sociale. Nessuna discriminazione territoriale, sano fairplay, sani sfotto tra le tifoserie…. Eppure per noi italiani il territorio inglese appartiene a un altro mondo, difficile da esplorare. Culture differenti. La speranza di un cambiamento è possibile. Eppure il popolo britannico deve ringraziare una Signora che odiava il calcio: Margaret Thatcher,  la “lady di Ferro” che rivoltò come un calzino il sistema calcio, ripartendo da zero con una serie di norme giuridiche ed eliminando il pericolo degli Hooligans. Nel 1986 il Parlamento Inglese emanò la “Public Order Act” che permise alla Magistratura di interdire la presenza negli stadi e negli impianti sportivi in generale ritenuti singoli o più soggetti ritenuti violenti costringendoli all’obbligo di firma in caserma e per la prima volta, come reato, la messa in atto di comportamenti ritenuti di “turbativa alla quiete pubblica”. E’ bastata una “piccola legge” per debellare e limitare al massimo il fenomeno della violenza negli stadi. Introduzioni delle carceri al loro interno. Si potrebbe fare in Italia. Perché No?!  E’ bastato l’iniziativa di un singola persona, la Thatcher, che odiava il calcio, per risolvere l’annosa questione. Detto, fatto! La pragmaticità, la concretezza, il passare nel giro di pochi giorni dal dire al fare, all’operare, di tutte le istituzioni italiani… Impantanati tra riforme del lavoro e legge elettorale, il governo Italiano ha altro a cui pensare!

In Spagna, esiste la “panolada” un modo civile e garbato dei tifosi di protestare. Nessun seggiolino da buttare o utilizzo di fumogeni e petardi. Anche li i problemi ci sono, ma sono minori rispetto al nostro modo di intendere il calcio. Trovare fondi da parte dei comuni e delle società di rendere più sicuri gli stadi, attuare iniziative anche in ambito scolastico per promuovere la cultura della “lealtà sportiva”. Non mi sembra possibile che un bambino piccolo più che vedere una partita dei loro beniamini assista con i propri occhi a questo scempio umano che si ripete ogni domenica. A volte le parole fanno più male di uno schiaffo. Mi fermo qui!  Ho cercato di esprimere attraverso questi due articoli di esprimere una mia personale opinione… Se avete da dire su questo argomento fate pure!

Un calcio più pulito e sano e bello da amare…. proviamoci!

Buona domenica!