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Timido e riservato

L’autunno, timido e riservato, è entrato far visita al mio cuore. Un mare profondo lo ha accolto, labbra nude per dire: “Ciao, benvenuto”. Stagione che porta con se, granelli di sabbia appesi ad un invisibile filo di scaltra innocenza, un pizzico di amaro ai piedi di una assolata libertà. Questa dea che inizia a scorrere nelle vene agli inizi di Novembre, mese in cui gli individui fragili come me si staccano dal loro albero nativo, mutano il loro colore e la loro identità e sperano che il volo sia il più dolce possibile prima che il frastuono dovuta all’improvvisa caduta risulti sagace sull’asfalto violento e ribelle. Questa tristezza che si stacca all’apice di una felicità risulta assai sazia e indomita verso l’ombra irrequieta del mio lacrimoso passato. Sorella povertà che induce il tutto o niente che valica i più intimi confini del mio essere. E’ tutto così irreale e stupido, infreddolito dai miei pensieri fuori stagione, cerco opinioni che diano aria nuova ai miei polmoni. E’ tutto così magico e introspettivo che a volte mi illudo se fuori dalla finestra del mio acerbo mondo piovono gocce di essenza e il sole fatica a far capolino nel mio divenire…

“Ora ci sei tu,

dolce tristezza,

che dal grembo materno mi nutri

e mi strappi con cura alla variopinta gioventù

che nulla nuoce alla altrui mia salute

se non edificarti al centro del mio pensiero…”

Essere tristi induce a un riconoscimento intimo e ingenuo con la propria personalità, avvolta nel gelo di queste miti temperature. Induce a far morire la luce che i miei occhi contemplano nel più rigoroso silenzio della mezzanotte. Induce a contare frettolosamente i propri passi a ridosso di una siepe e successivamente camuffare le stesse impronte con un sorriso mutevole e acrilico. Momento catartico… le parole cantano melodie e rivolgono il loro sguardo verso prospettive libere e psichedeliche. Essere tristi, essere folli, portare la mente chissà dove. La precarietà delle cose che ci ruotano intorno e non riconoscerne la forma, non piangere se un fiore soffre tra i sassi…

Raffaele

E poi…

E poi ricostruire ripartendo da zero, da un numero infinitesimale di forze “che ho capito con il tempo” essere utili solo per la mia coscienza avvilita da dimostrazioni di paesaggi inanimati. Unendo i punti ridisegno tutto quel vuoto che ha scolpito sulla roccia nuovi colori da esporre in un banchetto di cui non posso più abusare del cibo per via di quei pensieri screpolati che mi hanno illuso troppe volte…

Fidanzarsi con la propria sete di rivalsa, di una riconquista del proprio territorio non è semplice se non si sanno utilizzare i propri mezzi di questo pensiero confuso e troppo acerbo per fiorire in aperto autunno… è tutto così candido e pacatamente silenzioso intorno a me che sento il suono delle onde confinare nel mio sorriso che come una finestra si apre alla gente dopo un violento acquazzone estivo…

Rinasco e mi rimetto questo vestito dell’anima un pò troppo consumato e rattoppato per bene…

“Una somma di piccole cose…”

Buona Vita! 🙂

Raffaele

Ancora pioggia e il mio pensiero vola…

foto tratta dal web
foto tratta dal web

 

Ancora pioggia. Giornate uggiose da commiato per questa mia insolita e fresca estate salentina. Piove da un bel pò di giorni e l’arsura dei miei pensieri, su quel che resta del mio incantato mondo di fine adolescenza, sembra estinguersi goccia dopo goccia. Gli ombrelloni sono ormai chiusi e riposti in cantina, gli abiti e i miei vestiti stagionali tristemente rinchiusi in scatoloni di cartoni sofferenti della loro, ormai, inespressa felicità. Maschera da sub per vedere sotto acqua posti magici e silenziosi ancora non presenti sulla terra ferma e riposta nel cassetto insieme con i racchettoni ancora vivi della loro sabbia. La crema solare protezione massima che nulla ha potuto evitare ancora una volta scottature di amori fugaci e istantanei come quel che resta del mio umore in questi giorni a contare le nuvole nere coprire un cielo ancora pieno e fecondo di stelle. Aspettare un anno, conscio che sarò un altro io, un’altra persona, come un serpente forse cambierò pelle, perchè da qui alla prossima estate un nuovo film girerò, essere il regista e il produttore della mia esistenza ancora sono ai primi passi, un aiutante, uno stagista che deve capire e conoscere i meccanismi di questa trama, di una storia che non resta stantia ma si evolve, nasce e muore e rinasce ogni giorno… In questo autunno alle porte un’estate di speranza, almeno lo spero…

Raffaele