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Ragionamento

A volte non riesco a comprendere lo smarrimento delle persone quando leggono i miei pensieri un pò, tra virgolette, tristi.

Non mi vergogno ad essere ed a professare la mia tristezza vista quasi come un sentimento da cui tenersi lontani. Invece no. Per me le lacrime fanno parte in maniera lineare e solare del mio destino. A volte ne ho bisogno quasi come fonte di depurazione dell’animo…

“E’ troppo facile essere felici quando si è felici…”

A volte la felicità produce in me un senso di smarrimento, una contrattura muscolare del mio cuore che vive in apnea per lunghi tratti rincorrendo in maniera ostinata quella luce in fondo ad un tramonto ormai troppo dipinto dalla mia fantasia.

La tristezza mi spinge ad essere più me stesso. A guardarmi nel profondo senza pregiudizi o retorica. La Felicità mi spinge, in certe occasione, di scavare un sorriso magari poco aristocratico per quell’effimero attimo di vita.

Abbiamo bisogno di essere felici come abbiamo bisogno di essere tristi… il lento scorrere della nostra esistenza. Mi trovo in imbarazzo quando provo a spalancare le porte della mia gioia quando non sarei pronto nemmeno per confessare i miei peccati dopo un sentimento tradotto male.

Non dobbiamo essere felici per forza. La Felicità non è una dittatura. E’ un gesto di liberta come la tristezza. Esistono giornate di sole e giornate uggiose e anche ogni lacrima può essere feconda per rinascere e progredire in un nuovo respiro.

Non vuole essere un pensiero, il mio che va contro-corrente o che tenda a stabilire un nuovo percorso educativo della coscienza. E’ solo un invito a riflettere che anche la tristezza può farci bene se vista non in una dimensione di stile inquisizione medioevale.

Non giudicate chi è triste o chi anche per un solo minuto della propria esistenza vuole esserlo.

Raffaele

Credo…

Credo che io sia bravo a fare ed essere un idiota. Mi riesce alla perfezione… un pò come il cerchio di Giotto o un dribbling di Messi. Non sono capace di essere ciò che in realtà non lo sono e che forse non lo sarò mai. Credo che porterò il cane a pisciare e nel tragitto verso casa converserò un pò con lui su come si sta al mondo senza che le preoccupazioni ti scaraventano a terra ancor prima di aprire gli occhi e timbrare di nuovo il cartellino in questo nuovo giorno. Mi sento un idiota perchè non so fregarmene del problemi altrui. Anzi me ne faccio carico a loro insaputa. Loro diventano leggeri come un palloncino blu mentre io divento una zavorra che sprofonda nell’indecenza. Non ho capito bene se amo complicarmi la Vita o essa si diverta a legarmi come una miriade di nodi di una anima che è fiera testimone del mio intrigo…

Rimango idiota a modo mio perchè l’indifferenza crea in me stupore e misericordia.

Rimango idiota per mia scelta. Forse per comodo o abitudine.

Raffaele

Giorni d’autunno

Giorni d’autunno in cui non mi so vestire. O sento troppo caldo o sento troppo freddo.

Faccio fatica a trovare un abito che mi soddisfi appieno.

La Felicità mi riscalda come l’abbraccio di mio padre.

La solitudine mi abbandona come le prime foglie d’autunno.

Ludovico Einaudi mi accompagna con le sue morbide note.

“L’ Amore in un mistero…” ed io che provo a tenermi in equilibrio mentre il destino mi osserva divertito nel profumo acerbo di una mia lacrima… perchè un senso alla sua illusione la vorrei pure trovare.

Raffaele

La Rinuncia

La rinuncia a se stessi, quando il vuoto e il disorientamento annebbia la memoria. Il transito del destino e della sua follia. Capire il presente, la Felicità di distillare il sorriso di una giovane bambina mentre colora i propri pomeriggi a giocare con un pallone. Il suo mondo che almeno per pochi istanti nasconde l’ipocrisia dell’umanità.

Lo Sport ci regala quel angolo, quel riflesso di un tramonto ancora tutto da gustare magari leggendo una poesia o magari abbracciando un nostro amico e discutendo del più e del meno dando del tu alla propria Vita.

Lo Sport ci insegna la libertà della memoria. Un filo di seta che tiene in contrazione i muscoli facciali donando un sorriso non più frutto di retorica. Il sorriso di un bambino mentre insegue un pallone, mentre tocca con mano l’importanza dell’osservanza di una felicità che rimarrà ancora fragile ma umile nella sua sceneggiatura.

Raffaele