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Non avevo capito niente…

Non c’ho capito niente. Come al solito oserei dire. Ieri su Instagram ho pubblicato una mia foto: un primo piano per far vedere ai miei followers il mio nuovo taglio di capelli. Ho raggiunto subito un notevole apprezzamento superando i 20 like, cosa insolita per il mio profilo. Mentre con le mie poesie e i miei pensieri, sempre corredati da una bella immagine, non raggiungevo i 3 apprezzamenti. All’inizio me la prendevo con il mondo, con me stesso e anche con il social perchè avevo scarsa visibilità e poco consenso, poi dopo ho capito, sempre a scoppio ritardato, che ogni tipo di social ha la sua mission, il suo senso. Qui sul blog prevale la parola, su Instagram prevale l’immagine (2 +2 fa 4 e il ragionamento è semplice anche per uno come me) e spazio per la poesia e per la riflessione c’è ne poco, per quello c’è WordPress il mio formato preferito, ma non per questo dovevo imputare la colpa ai miei amici o a me stesso ma per il semplice fatto che ogni cosa nella vita ha la sua logica collocazione. Infatti Instagram lo vedo più come un mio personale laboratorio creativo dove continuare a sperimentarmi tra dirette e pensieri articolati senza l’eccessiva ansia da prestazione. In sostanza. Morale della favola, la colpa non è di nessuno… hai capito Raffaele?

Sono qui

Sono qui. Seduto sul divano vicino a mia madre accanto al fuoco che mi riscalda nella forte umidità della stanza vicino alla cucina dove ora vi scrivo. Fra poco mi dovrò preparare: devo andare in chiesa per la Messa delle Ceneri. Oggi ho deciso che inizierà il mio nuovo anno. Un vero cambiamento nello spirito dopo i 47 giorni dal Capodanno che mi ha visto fare una lunga lista di nuovi propositi. Oggi per noi cristiani inizia un cammino di penitenza ma anche e sopra tutto il periodo della purificazione dell’anima, un lungo cammino di conversione, un lungo cammino di riflessione. Un deserto che ci vedrà fare e mi vedrà fare i conti con i miei peccati. Ho deciso che questo percorso di fede dovrà essere all’insegna della povertà. Resettare tutta quella parte di me eccessiva e ingombra, pesante e effimera e a tratti veniale. Non saprei spiegarvi meglio questa mattina dopo che mi sono recato in parrocchia per un momento di adorazione eucaristica ho deciso così. Che non vuol dire che mi spoglierò della mia solarità e di quella vena poetica ben visibile anche qui sul blog, ma semmai un approccio più mite verso la mia esistenza. Non devo salvare la mia anima e nemmeno auspico di diventare in futuro un santo. Battermi forte il petto se un giorno ho rifiutato un gesto d’amore, se ho rifiutato un sorriso materno… e so che non basterà partecipare a tutte le funzioni liturgiche di questo periodo quaresimale. Non devo firmare nessuna presenza, solo quella del pensiero e del mio cuore. Ma provengo da un periodo in cui mi sono abbuffato di piaceri e ho abusato dell’eccessivo amore del Creato senza che potessi, per pigrizia, donarli nulla in cambio. Un periodo di purificazione, di osservazione della mia anima più che altro per poi godermi in un futuro prossimo di quella Luce che spesso ho avuto modo di eclissare per la mia agonia con il mio tempo. Staccare la spina, fare l’elemosina al mio destino, capire se nel mio cuore io sono ancora bambino…

Tutto qui…

Buon inizio di Quaresima a tutti!

Anni ’80

Radio accesa, sigaretta appena consumata. La coscienza di sentirti disordinata. Aria pulita per far rifiorire un operaio sentimento che ancora trema di gioia per aver accolto improvvisamente la mia felicità. Costruire, insieme, tra le rovine di un canto schivato nel goffo tentativo di essere liberi come rondini a primavera inoltrata. E’ bello sorridere della propria nudità. Frettolosamente mi faccio la barba, spero di non tagliarmi, frettolosamente ti copro di compagnia e venti di piacere ma il tempo ha i suoi ritmi endecasillabi che i nostri riti propiziatori non riescono ad evitare tagli netti di abiti non consoni a questo ricevimento di anime limpide. Polso ossuto. Il peso della valigia. Partire. Senza una destinazione precisa, incisa in questi strati di fango e pietre simmetriche. La frequenza dei nostri addii risuona ancora alla radio. Partire e salutarci ad ogni fermata, un classico. Gocce di rugiada attendono i nostri occhi. Il lunedì è la somma algebrica del sabato non rispecchiati di imbarazzo. Tracce di benzina in prossimità del destino. Un ‘altra sigaretta. Questa vita in fondo è così attenta alla manutenzione delle nostre catene. La gente ancora parla di noi. Anni ’80 ancora sullo sfondo su resti di un’altra sbornia dal lessico mansueto. Fondo di sabbia e risentire l’eco di quella musica nella carezza, feconda, di un’altra allegra ma ansiosa pazzia. Tracce di benzina. Un’altra sigaretta. Forse l’ultima. Il rumore e l’entità di una vita che sembrava essere agnostica e perfetta… ma forse non avevamo capito ancora niente… il tempo ha le sue radici, le sue dolci superfici, cicatrici da ammirare per un nuovo modo di pensare…

Raffaele

Sono un giovane come voi…

Sono un giovane come voi, anche se mi sto avvicinando sempre di più all’età adulta. Ho ancora tanti sogni da far risplendere. Ho ancora un cuore con cui oliare per bene i suoi intricati meccanismi. Ho ancora sete e voglia di Vita, anche se a volte il mio pensiero tende ad esplorare sentimenti tortuosi e disconnessi. Sono un giovane come voi e capisco che questo brutto periodo in parte vi sta togliendo energia e voglia di vivere, ma dobbiamo alimentare questa piccola fiammella che c’è in fondo al tunnel. Ora vediamo tutto nero. Nessun colore con cui rispecchiare il nostro amore e la nostra innocenza. Ma è tempo di credere in un tempo migliore. Bisogna avere ancora un pò di pazienza prima di uscire da questo incubo. Non dobbiamo abituarci a questa stanchezza che rende sempre di più sottile e trasparente la nostra anima. Ci mancano tante case certo ma manca ancora poco, dobbiamo ancora fidarci e nutrire rispetto al nostro destino. A me mancano le cose che prima ritenevo quasi banali come un abbraccio a un amico, un uscita la sera in piazza oppure una partita di calcetto il giovedì sera. Lo so che il tempo a volte sembra essersi fermato, impantanato in qualche sabbie mobili dell’indifferenza. Ma dobbiamo sapere perdonare questi anni che sembrano sfuggirci tra le dita, perdonare questo distacco netto con il mondo, una umanità che sembra avere perso il suo volto e le sembianze di un tramonto estivo. Da un anno stiamo correndo questa maratona senza una preparazione fisica adeguata, a volte andiamo avanti con la forza della disperazione, andiamo avanti pensando al passato dove i nostri nonni hanno conosciuto davvero la fame e la miseria, ora essa si cela di nascosto fin dentro un nostro sentimento. Stiamo attenti a non diventare poveri di spirito ma serve fedeli di una unica e grande Gioia. Mancano pochi chilometri. Il traguardo è vicino. Sentiamo il giubilo delle persone al nostro arrivo… niente più tornerà come prima, scanseremo via i nostri forse e ogni dubbio che ci ha attanagliato la sera davanti a un thè caldo o mentre tristi guardavamo la nostra vita dalla finestra mentre scendeva la sera sulla nostra felicità, la sentiremo più originale che mai… abbiamo fede e fiducia… dai cavolo, resistiamo ancora un pò! Riscoprire il calore dell’attesa, riscoprire il soffice profumo della libertà, riscoprirci ancora giovani in cammino, riscoprirci artigiani dei nostri sogni, costruttori di pace… non facciamo cavolate proprio ora… rovineremo il sacrificio dell’umanità…

Raffaele

Non avere fretta Raffaele

Non avere fretta Raffaele. Lascia parlare il tempo.

E’ quella fastidiosa amica con cui mi capita spesso di litigarci che me lo ripete ogni volta: la Coscienza.

Sembra che ogni volta che tu conosca una ragazza la devi sposare subito o per forza, sentenziò la mia migliore amica dopo che mi ero confidato per un consulto amoroso… tragico-comico direi…

E’ solo che ho sempre fretta, non riesco mai a godermi il tempo, gli attimi… tutto sembra essere in perenne distrazione. La voglia di aspettare sabato per incontrarla, domani per scriverle, la voglia di non essere impacciato e una eterno idiota con lei, la paura dei miei sentimenti e delle mie fragilità, la paura che forse non sono io quello designato per lei dal destino.

Lo scoprirò soltanto vivendo.

E’ solo che la mia vita al momento è piena di incertezze mentre lei ha una vita ben strutturata, ben delineata, mentre la mia esistenza è piatta e priva di sussulti da un bel pò di anni.

E se si vergognasse di me? Non credo. Lei è così dolce nella sua poesia che anche se ci conosciamo da un sacco lei mi ha sempre visto come un bravo e onesto ragazzo.

Certo ho la fortuna che il mio migliore amico G. ogni tanto mi da lezioni private… tipo di messaggistica, di portamento e di stile ma ancora serve non bastare… davanti a lei risulto sempre impacciato… vorrei solo essere più sicuro, ma non mi viene naturale e allora ecco che l’unico modo per comunicare con lei con i miei sentimenti sono le poesie che pubblico tra le storie di Instagram…

Dite che sto messo male male male?!

Raffaele