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Schiavitù

Non siate schiavi del passato come me.
I battiti di un cuore bambino,
l’abbraccio di una persona cara,
il tramonto di inizio estate
non volgono mai i loro pensieri al passato
altrimenti perderebbero
la loro destinazione e la loro natura.
Innamoratevi del futuro e non vi spaventate
dei suoi complessi meccanismi…
Ci penserà l’Amore e il suo orgoglio
a farvi comprendere
la matematica del vostro destino.
Raffaele

(Immagine tratta dal web)

Tango

Devo dare ancora un Nome al mio Tempo. Lo devo capire fin dalle sue radici. Percepire il suo battito materno che mi tiene sveglio la notte, profeta delle stelle e di un cielo che chiede di essere svegliato dal suo torpore mentre che il mio cuore evapori in aria e perda la sua delicatezza proprio ora che una rosa rossa costeggia le mie labbra. A volte leggo così tanto che la mattina dopo non ho più tempo per scoprire la genesi del prossimo capitolo. Cammino solo con la mia ombra mentre qualcuno porta il cane a pisciare sul lungo mare e sorrido se penso alla superficie delle mie mani che hanno levigato e mai picchiato questo Tempo che ora, svestito davanti a me, mi appare semi-cosciente come se ci vuole una discussione filosofica per capire il suo apostrofo. Lo so, la mia anima non è altro che una piccola goccia all’interno di una marea che pervade le profondità povere della mia felicità. E non basta scrivere versi da premi o riconoscimenti stellati per capire che in fondo il Tempo è un’articolazione ritmica e che bisogna avere un pensiero allenato per non rimanere impantanato dentro la morbidezza di una illusione…
Un ultimo sorriso, un’ultima pazzia prima di ballare un tango con il mio Tempo…

Raffaele

Non avevo capito niente…

Non c’ho capito niente. Come al solito oserei dire. Ieri su Instagram ho pubblicato una mia foto: un primo piano per far vedere ai miei followers il mio nuovo taglio di capelli. Ho raggiunto subito un notevole apprezzamento superando i 20 like, cosa insolita per il mio profilo. Mentre con le mie poesie e i miei pensieri, sempre corredati da una bella immagine, non raggiungevo i 3 apprezzamenti. All’inizio me la prendevo con il mondo, con me stesso e anche con il social perchè avevo scarsa visibilità e poco consenso, poi dopo ho capito, sempre a scoppio ritardato, che ogni tipo di social ha la sua mission, il suo senso. Qui sul blog prevale la parola, su Instagram prevale l’immagine (2 +2 fa 4 e il ragionamento è semplice anche per uno come me) e spazio per la poesia e per la riflessione c’è ne poco, per quello c’è WordPress il mio formato preferito, ma non per questo dovevo imputare la colpa ai miei amici o a me stesso ma per il semplice fatto che ogni cosa nella vita ha la sua logica collocazione. Infatti Instagram lo vedo più come un mio personale laboratorio creativo dove continuare a sperimentarmi tra dirette e pensieri articolati senza l’eccessiva ansia da prestazione. In sostanza. Morale della favola, la colpa non è di nessuno… hai capito Raffaele?

Anni ’80

Radio accesa, sigaretta appena consumata. La coscienza di sentirti disordinata. Aria pulita per far rifiorire un operaio sentimento che ancora trema di gioia per aver accolto improvvisamente la mia felicità. Costruire, insieme, tra le rovine di un canto schivato nel goffo tentativo di essere liberi come rondini a primavera inoltrata. E’ bello sorridere della propria nudità. Frettolosamente mi faccio la barba, spero di non tagliarmi, frettolosamente ti copro di compagnia e venti di piacere ma il tempo ha i suoi ritmi endecasillabi che i nostri riti propiziatori non riescono ad evitare tagli netti di abiti non consoni a questo ricevimento di anime limpide. Polso ossuto. Il peso della valigia. Partire. Senza una destinazione precisa, incisa in questi strati di fango e pietre simmetriche. La frequenza dei nostri addii risuona ancora alla radio. Partire e salutarci ad ogni fermata, un classico. Gocce di rugiada attendono i nostri occhi. Il lunedì è la somma algebrica del sabato non rispecchiati di imbarazzo. Tracce di benzina in prossimità del destino. Un ‘altra sigaretta. Questa vita in fondo è così attenta alla manutenzione delle nostre catene. La gente ancora parla di noi. Anni ’80 ancora sullo sfondo su resti di un’altra sbornia dal lessico mansueto. Fondo di sabbia e risentire l’eco di quella musica nella carezza, feconda, di un’altra allegra ma ansiosa pazzia. Tracce di benzina. Un’altra sigaretta. Forse l’ultima. Il rumore e l’entità di una vita che sembrava essere agnostica e perfetta… ma forse non avevamo capito ancora niente… il tempo ha le sue radici, le sue dolci superfici, cicatrici da ammirare per un nuovo modo di pensare…

Raffaele

Sono un giovane come voi…

Sono un giovane come voi, anche se mi sto avvicinando sempre di più all’età adulta. Ho ancora tanti sogni da far risplendere. Ho ancora un cuore con cui oliare per bene i suoi intricati meccanismi. Ho ancora sete e voglia di Vita, anche se a volte il mio pensiero tende ad esplorare sentimenti tortuosi e disconnessi. Sono un giovane come voi e capisco che questo brutto periodo in parte vi sta togliendo energia e voglia di vivere, ma dobbiamo alimentare questa piccola fiammella che c’è in fondo al tunnel. Ora vediamo tutto nero. Nessun colore con cui rispecchiare il nostro amore e la nostra innocenza. Ma è tempo di credere in un tempo migliore. Bisogna avere ancora un pò di pazienza prima di uscire da questo incubo. Non dobbiamo abituarci a questa stanchezza che rende sempre di più sottile e trasparente la nostra anima. Ci mancano tante case certo ma manca ancora poco, dobbiamo ancora fidarci e nutrire rispetto al nostro destino. A me mancano le cose che prima ritenevo quasi banali come un abbraccio a un amico, un uscita la sera in piazza oppure una partita di calcetto il giovedì sera. Lo so che il tempo a volte sembra essersi fermato, impantanato in qualche sabbie mobili dell’indifferenza. Ma dobbiamo sapere perdonare questi anni che sembrano sfuggirci tra le dita, perdonare questo distacco netto con il mondo, una umanità che sembra avere perso il suo volto e le sembianze di un tramonto estivo. Da un anno stiamo correndo questa maratona senza una preparazione fisica adeguata, a volte andiamo avanti con la forza della disperazione, andiamo avanti pensando al passato dove i nostri nonni hanno conosciuto davvero la fame e la miseria, ora essa si cela di nascosto fin dentro un nostro sentimento. Stiamo attenti a non diventare poveri di spirito ma serve fedeli di una unica e grande Gioia. Mancano pochi chilometri. Il traguardo è vicino. Sentiamo il giubilo delle persone al nostro arrivo… niente più tornerà come prima, scanseremo via i nostri forse e ogni dubbio che ci ha attanagliato la sera davanti a un thè caldo o mentre tristi guardavamo la nostra vita dalla finestra mentre scendeva la sera sulla nostra felicità, la sentiremo più originale che mai… abbiamo fede e fiducia… dai cavolo, resistiamo ancora un pò! Riscoprire il calore dell’attesa, riscoprire il soffice profumo della libertà, riscoprirci ancora giovani in cammino, riscoprirci artigiani dei nostri sogni, costruttori di pace… non facciamo cavolate proprio ora… rovineremo il sacrificio dell’umanità…

Raffaele