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Ci vuole economia

Ci vuole economia per risparmiare questa argenteria dentro un fiume di ipocrisia da te offesa, è solo fumo dentro un bacio appena sfiorato. Distratto, rovescio il mio centro. Ti chiedo scusa. E prego per questa foschia, la mia. Non sento di essere una comparsa ma uno strumento di rivalsa per dar fiato ad ogni tuo canto che non potrà mai annegare dentro un volo pindarico e sentire una canzone udita nel mio ultimo passaggio…

Ci vuole economia per risparmiare i vagiti di una vagabonda solitudine e richiamare fino allo sfinimento la propria madre prima di addormentarsi per tutto il viaggio utile per non pagare un biglietto di prima classe…

Quale essere comico e audacemente sofisticato ti relazioni, Vita mia?

Raffaele

Padre

Cuore duro
foto tratta dal web

 

 

Treno Espresso Notte Milano-Lecce. Io, mio padre e mia madre saliamo con i nostri pesanti bagagli dalla stazione di Modena, ultima fermata Lecce. Carrozza 6, un classico. Arriviamo al nostro scompartimento, come al solito tutto pieno. Sono le 23, abbiamo voglia di sederci dopo aver sistemato le valigie e affrontare le 10 ore di viaggio. C’è qualcosa che non va, io e mio padre lo notiamo subito. Una anziana signora, avrò avuto ottanta anni all’incirca, aveva occupato uno dei nostri tre posti. Non aveva la prenotazione. Le altre tre persone, ferme immobili e indaffarate, chi a leggere un libro e chi a smanettare sul cellulare, non fanno nulla. La Signora capisce che si dovrà alzare e cercarsi un altro posto, in altro scompartimento, nomade solitaria alla ricerca di un piccolo e rassicurante posto libero. Io avido e duro di cuore, mi siedo e aspetto che mio padre faccia lo stesso. Invece no. Mio padre con sguardo gentile e servile invita l’anziana signora a rimanere seduta. “Non si preoccupi, ho un pò di mal di schiena, resti li seduta, non si preoccupi!” Senza clamori da “santo subito” si avvicina su di un sedile ribaltabile di quelli che ci sono lungo i corridori del treno e si siede. Avrebbe potuto rivendicare il suo legittimo posto, chiamare il controllore…Nelle future 6 ore rimane li, muto ma comunque vigile su me e mia madre. Ogni tanto si sgranchiva le gambe andando in bagno o guardando il paesaggio dalla finestra del treno. Solo dopo arrivati a Foggia la gente del nostro scompartimento inizia a scendere e ad andarsene indifferenti, senza neanche salutare. Ognuno con la sua propria vita. Solo dopo arrivati a Foggia mio padre socchiude il suo piccolo posto e si siede vicino a me e mamma. La Signora scenderà poco dopo a Bari non smettendo mai di ringraziare mio padre, eroe per un giorno. In quel giorno capì la grandezza umana di mio padre, della sua profondità d’animo, del suo infinito amore verso il prossimo. Ha ceduto il posto ad un altra persona senza avere nulla in cambio, un gesto istintivo ma di grande bontà. Ed io che a 20 anni compiuti, educatore di azione cattolica, credente e praticante avevo fallito, vittima della durezza del cuore o forse non avevo capito nulla della Vita, di come si ama. In questo mondo tendiamo sempre a pubblicizzare i nostri segni d’affetto, immortalarli con una foto o con un post. Mio padre lo ha fatto in silenzio. E’ un uomo orgoglioso mio padre, come buona parte dei uomini del sud. Ha preferito spaccarsi la schiena in quelle 6 ore di viaggio, nonostante io e mia mamma gli volevamo cedere il posto. Nulla testardo fino in fondo ma con un cuore grande cosi. Un gesto che può valere infinite parole vuote.

E’ un racconto di una piccola situazione familiare che mi è venuto in mente di condividerlo pochi istanti fa perchè è da un giorno che mi pesa un piccolo dubbio, i miei dubbi esistenziali di un acerbo pensatore della vita mi è venuto in mente: meglio una dolce e sorprendete parola o un rassicurante gesto d’amore? Ci penserò un pò…

Buona giornata amici 🙂

Raffaele

Diario di viaggio, giorno 2

foto tratta dal web
foto tratta dal web

 

“Delitto e castigo” di Dostoevskij, “Il fu Mattia Pascal”. Sono questi due meravigliosi libri della letteratura i miei regali che mi sono fatto a me stesso per questo natale. Scelti senza ragione, tra le immense scelte dei “miei amici” all’interno di una biblioteca in centro. Ah come vorrei passare la mia esistenza dentro un negozio di libri! Sentire il loro profumo, sfogliare le innumerevoli pagine che tessono una storia, una favola, un tralcio di destino. Girare il mondo intero, conoscere personaggi, relazionarsi con la creatività di scrittori e poeti. Tutto questo mi affascina. Mi dovevate vedere, ero un bambino felice come dentro un negozio di dolci o di giocattoli. E litigare, ora, con il mio pensiero, dura diatriba con me stesso sul fatto che non so da quale libro iniziare ad “amoreggiare con l’incanto e la forza delle parole”. Prima mi finirò di leggere “Lettera a un bambino mai nato” di Orianna Fallaci e poi parallelamente ai “Pilastri della terra” inizierò un nuovo libro, visto la sua “mole di pagine”. Dite che sbaglio a leggere due opere contemporaneamente? E’ meglio focalizzare la mia attenzione solo su una. E’ solo che non vedo l’ora di “assaggiarli” questi miei regali di Natale. Leggere, leggere, leggere… scrivere, scrivere e scrivere… poetare, poetare, poetare… far vivere la mia creatività “sotto l’albero” prima di ritornare alla realtà. Oddio, non è che lo faccio tutto giorno. Al massimo due ore, ma come mi sento bene!
E voi vi siete fatti già fatto il vostro regalo per Natale?
A presto!
Raffaele

Diario di viaggio, giorno 1

foto tratta dal web
foto tratta dal web

 

Prima giornata, qui, al Nord. Sono a casa di una della mie sorelle e vi scrivo questo mio personale diario di bordo, diario di un breve soggiorno al Nord. Questa mattina sveglia “presto”, le 8.00 per recarmi in una piccola chiesa qua vicino. Bella e intensa celebrazione eucaristica animata dai bambini del catechismo. “Il Natale si avvicina e impariamo a vivere questi intensi momenti con la preghiera e il silenzio, soprattutto quest’ultimo, un silenzio più che altro interiore per poter contemplare al meglio questa festività. Questa la breve considerazione, questa breve omelia del prete. E accogliere, aggiungerei io con queste mia riflessione, il bambino Gesù nel nostro cuore vergine di incrostazioni e ruggine. Un silenzio pacifico, guardare negli occhi la Fede e amarla di più. Poi al termine della messa ho pranzato con tutta la mia famiglia. Pasta fatta in casa, polpettone, e tanti dolci, questo è stato il menu. Oh no sono a dieta! Se, se… Poi io, mio padre e il ragazzo di mia sorella a vederci le partite alla tv, cercando di gufare un po’ per alcune squadre, ma senza grandi risultati, visto la netta vittoria della squadra parteneopea, sapete sono interista… ahahahah scherzo! 

Adesso in questo momento che vi scrivo, sono le 18.30 e fra poco, una volta terminata questo momento di condivisione del mio Natale mi metterò a leggere, anzi a rileggere un libro di Orianna Fallaci: “Lettera a un bambino mai nato”. Mi sono illuminati gli occhi quando l’ho visto un po’ impolverato nella piccola libreria di  my sister. Poi un giorno di questi, prima del 25 andrò in centro a farmi una passeggiata e a far visita a qualche negozio. L’obiettivo? Comprarmi “Il fu Mattia Pascal” di Pirandello. OH! Mi sono messo in testa di comprarlo e cascasse il mondo c’è la farò… prima o poi! Anche se ho un “un mattone” come i “Pilastri della terra” di Ken Follett da terminare, sapere quando è una missione impossibile. Ok, io vado. Se non vi scrivo per un po’ non sarà per colpa mia ma della mia Inter!!! A presto! 😀

Valigia…

 

foto tratta dal web
foto tratta dal web

 

Fra meno di 24 ore avrò terminale la mia personale lotta, diatriba, fatica personale con mio padre. Il motivo?  Preparare la valigia in vista dell’imminenza partenza. Io, con i miei partiremo con il treno direzione Emilia per passare le festività natalizia insieme alle mie sorelle e alla mia zia. Tutta la famiglia che si riunisce al nord, un po’ infreddoliti ma felici. Comunque, tentare di prendere le iniziative sul fare la valigia, su cosa mi dovrei portare e cosa no è un impresa ardua con mio padre. Dovrei sperare che lui esca ed approfittarne per farla da solo. Potrei inginocchiarmi e chiedere umilmente pietà. Potrei in questi momenti mancanti prima della battaglia a fare il santerellino aiutandolo in tutte le sue faccende. Naaaa, è tutto tempo perduto. Ogni volta che dobbiamo partire, mi viene una angoscia nei giorni precedenti. Vi sembro esagerato? Certo, io e papà siamo agli antipodi, due mondi diversi di agire e pensare. Io ci metterei dentro la valigia tutto il mio armadio, portare indumenti in più, che forse non indosserò mai, ma per sicurezza. Mio padre il minimo del minimo indispensabile. Ma proprio il minimo. E allora via con i litigi su quante paia di calzini, pantaloni, magliette portarmi in Emilia. Fosse per mio padre una valigia per lui, io e mia madre. “Anche perché ricordati che da tua sorella, sai……….. hanno inventato la lavatrice…” Su questo ha ragione mio padre, però mi sento più tranquillo nel sapere che ho portato un qualcosa in più che una in meno. Poi ogni volta che partiamo, lo spazio per lattine di olio, salsa di pomodoro, caffè e pasta si trova sempre. Mhà, cavolo, li l’olio e la salsa nei supermercati non ci sono?? Si, ma vuoi mettere la nostra passata fatta in casa, il nostro olio, la nostra pasta?. Muto, si va avanti. Attenzione, sono riuscito a convincerlo a pranzo su una cosa. Un paio di scarpe in valigia. Così ne ho due. Per sicurezza. Io esagero, in peggio, lo ammetto. Computer, i-pod, libri anche quelli che sono sicuro che non leggerò… nella mia borsa da viaggio mi va tutto. Basta che poi non mi dimentico il cibo e acqua. Sono capace! 😀