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Il bello arriva ora…

Ora arriva bello.

Dopo tanta bellezza vissuta nel periodo natalizio, ora, si ritorna alla normalità.

Modena è stata per me come una bolla di sapone.

Un Tempo dorato dove professare la mia Felicità, comprendere la sua musica e ascoltare l’imprevedibilità del mio tempo.

Ma appena arrivato a casa la mia Vita deve ritornare a fare il suo mestiere di madre un pò dolce, un pò severa ma comunque comprensiva nei riguardi di un imprevedibile viaggiatore di parole e follie estive.

E’ troppo facile essere felici quando si è felici.

Devo imparare a mitigare la mia malinconia e trarre linfa da un suo pianto o da un suo lamento prima che la nebbia si diradi e mi riscopro nudo di fronte alla mia ipocrisia acerba e mal odorante di pensieri selvaggi.

Raffaele

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Tempo

Sapete.

Ogni volta che devo viaggiare con il treno inizio ad avere ansie e preoccupazioni circa il Tempo.

Il Tempo del viaggio, 9 ore e il Tempo in cui starò a Modena, circa una settimana e mezza.

Se mi capita di litigare con il mio Destino il confronto con il mio Tempo e davvero aspro, senza esclusioni colpi.

Provo a programmare ogni secondo del viaggio, sperando che esso non prenda scorciatoie percorrendo strade tortuose e piene di ostacoli o imprevisti già acciuffati in questa mattinata prima della partenza.

Provo io a dettare le regole con quella presunzione che ogni tanto rieccheggia nella mia anima.

Ma non osate farlo… ne uscirete malconci e spossati.

Già con il fatto di evitare imprevisti (sempre loro in mezzo!) arriveremo alla stazione un’ora prima ma non è colpa dei miei genitori ma di me che non sopporto aspettare…

eh l’attesa… è essa stessa il piacere…

ma fatemi il piacere! almeno non in questi casi!

Non sono mai riuscito a godermi un viaggio. Troppa tensione. Ad ogni fermata sto li in ansia nell’attesa che il treno riparta il prima possibile.

Non ho più la meraviglia di quando ero adolescente e viaggiavo per la prima volta e forse credo che il segreto per farmi piacere al Tempo è essere innocente come alcuni anni fa…

Speriamo bene…

Raffaele

Ci vuole economia

Ci vuole economia per risparmiare questa argenteria dentro un fiume di ipocrisia da te offesa, è solo fumo dentro un bacio appena sfiorato. Distratto, rovescio il mio centro. Ti chiedo scusa. E prego per questa foschia, la mia. Non sento di essere una comparsa ma uno strumento di rivalsa per dar fiato ad ogni tuo canto che non potrà mai annegare dentro un volo pindarico e sentire una canzone udita nel mio ultimo passaggio…

Ci vuole economia per risparmiare i vagiti di una vagabonda solitudine e richiamare fino allo sfinimento la propria madre prima di addormentarsi per tutto il viaggio utile per non pagare un biglietto di prima classe…

Quale essere comico e audacemente sofisticato ti relazioni, Vita mia?

Raffaele

Padre

Cuore duro
foto tratta dal web

 

 

Treno Espresso Notte Milano-Lecce. Io, mio padre e mia madre saliamo con i nostri pesanti bagagli dalla stazione di Modena, ultima fermata Lecce. Carrozza 6, un classico. Arriviamo al nostro scompartimento, come al solito tutto pieno. Sono le 23, abbiamo voglia di sederci dopo aver sistemato le valigie e affrontare le 10 ore di viaggio. C’è qualcosa che non va, io e mio padre lo notiamo subito. Una anziana signora, avrò avuto ottanta anni all’incirca, aveva occupato uno dei nostri tre posti. Non aveva la prenotazione. Le altre tre persone, ferme immobili e indaffarate, chi a leggere un libro e chi a smanettare sul cellulare, non fanno nulla. La Signora capisce che si dovrà alzare e cercarsi un altro posto, in altro scompartimento, nomade solitaria alla ricerca di un piccolo e rassicurante posto libero. Io avido e duro di cuore, mi siedo e aspetto che mio padre faccia lo stesso. Invece no. Mio padre con sguardo gentile e servile invita l’anziana signora a rimanere seduta. “Non si preoccupi, ho un pò di mal di schiena, resti li seduta, non si preoccupi!” Senza clamori da “santo subito” si avvicina su di un sedile ribaltabile di quelli che ci sono lungo i corridori del treno e si siede. Avrebbe potuto rivendicare il suo legittimo posto, chiamare il controllore…Nelle future 6 ore rimane li, muto ma comunque vigile su me e mia madre. Ogni tanto si sgranchiva le gambe andando in bagno o guardando il paesaggio dalla finestra del treno. Solo dopo arrivati a Foggia la gente del nostro scompartimento inizia a scendere e ad andarsene indifferenti, senza neanche salutare. Ognuno con la sua propria vita. Solo dopo arrivati a Foggia mio padre socchiude il suo piccolo posto e si siede vicino a me e mamma. La Signora scenderà poco dopo a Bari non smettendo mai di ringraziare mio padre, eroe per un giorno. In quel giorno capì la grandezza umana di mio padre, della sua profondità d’animo, del suo infinito amore verso il prossimo. Ha ceduto il posto ad un altra persona senza avere nulla in cambio, un gesto istintivo ma di grande bontà. Ed io che a 20 anni compiuti, educatore di azione cattolica, credente e praticante avevo fallito, vittima della durezza del cuore o forse non avevo capito nulla della Vita, di come si ama. In questo mondo tendiamo sempre a pubblicizzare i nostri segni d’affetto, immortalarli con una foto o con un post. Mio padre lo ha fatto in silenzio. E’ un uomo orgoglioso mio padre, come buona parte dei uomini del sud. Ha preferito spaccarsi la schiena in quelle 6 ore di viaggio, nonostante io e mia mamma gli volevamo cedere il posto. Nulla testardo fino in fondo ma con un cuore grande cosi. Un gesto che può valere infinite parole vuote.

E’ un racconto di una piccola situazione familiare che mi è venuto in mente di condividerlo pochi istanti fa perchè è da un giorno che mi pesa un piccolo dubbio, i miei dubbi esistenziali di un acerbo pensatore della vita mi è venuto in mente: meglio una dolce e sorprendete parola o un rassicurante gesto d’amore? Ci penserò un pò…

Buona giornata amici 🙂

Raffaele

Diario di viaggio, giorno 2

foto tratta dal web
foto tratta dal web

 

“Delitto e castigo” di Dostoevskij, “Il fu Mattia Pascal”. Sono questi due meravigliosi libri della letteratura i miei regali che mi sono fatto a me stesso per questo natale. Scelti senza ragione, tra le immense scelte dei “miei amici” all’interno di una biblioteca in centro. Ah come vorrei passare la mia esistenza dentro un negozio di libri! Sentire il loro profumo, sfogliare le innumerevoli pagine che tessono una storia, una favola, un tralcio di destino. Girare il mondo intero, conoscere personaggi, relazionarsi con la creatività di scrittori e poeti. Tutto questo mi affascina. Mi dovevate vedere, ero un bambino felice come dentro un negozio di dolci o di giocattoli. E litigare, ora, con il mio pensiero, dura diatriba con me stesso sul fatto che non so da quale libro iniziare ad “amoreggiare con l’incanto e la forza delle parole”. Prima mi finirò di leggere “Lettera a un bambino mai nato” di Orianna Fallaci e poi parallelamente ai “Pilastri della terra” inizierò un nuovo libro, visto la sua “mole di pagine”. Dite che sbaglio a leggere due opere contemporaneamente? E’ meglio focalizzare la mia attenzione solo su una. E’ solo che non vedo l’ora di “assaggiarli” questi miei regali di Natale. Leggere, leggere, leggere… scrivere, scrivere e scrivere… poetare, poetare, poetare… far vivere la mia creatività “sotto l’albero” prima di ritornare alla realtà. Oddio, non è che lo faccio tutto giorno. Al massimo due ore, ma come mi sento bene!
E voi vi siete fatti già fatto il vostro regalo per Natale?
A presto!
Raffaele